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Cassazione, studenti
risarciti se l'università "stressa"
ROMA - Se l'università tratta male i
suoi studenti, costoro possono avere diritto a un risarcimento. Il
principio è stato affermato a proposito del caso di Marianna G. di
Bologna: è lei la prima vittoriosa pioniera delle cause promosse contro
gli atenei che - con le negligenze della loro burocrazia e la malacreanza
di certi impiegati - provocano ingiusti stati di "ansia" e
"paura" nei ragazzi iscritti ai corsi di laurea.
Marianna infatti ha ottenuto - con l'approvazione della Cassazione - 750
mila lire che l'Università degli studi di Bologna dovrà corrisponderle
per aver ritardato a "correggere i risultati di una graduatoria dalla
quale era stata ingiustamente esclusa; per averle ridato con ritardo di
due mesi un anticipo che lei aveva versato rallentando così le ulteriori
iscrizioni; per averle procurato ansia e paura con la condotta del
personale universitario in relazione all'invito di presentarsi
personalmente".
Inoltre Marianna potrà ottenere un risarcimento ben più cospicuo davanti
al giudice amministrativo per i danni a lei derivati dall'esclusione dalla
graduatoria: ma questo è un percorso più lento e tortuoso che riguarda
la lesione degli interessi legittimi, quelli che un cittadino può far
valere nei confronti della pubblica amministrazione.
In particolare la Cassazione (n. 5946) ha confermato una sentenza del
giudice di pace di Bologna (competente per le liti fino al valore di due
milioni di lire) che a Marianna, a torto esclusa dai test di ingresso al
corso di Scienze della Comunicazione, aveva riconosciuto il diritto a
ottenere il risarcimento dall'Università per "il negligente
espletamento" delle pratiche che la riguardavano.
Innanzi alla Suprema Corte l'Università di Bologna aveva sostenuto che
non "sussisteva un diritto soggettivo leso con riferimento all'invito
a presentarsi e al ritenuto stato di ansia e paura". Ma la Cassazione
ha confermato il verdetto del giudice di pace perché "la posizione
della studentessa, quale concorrente alla selezione indetta
dall'Università, è idonea ad essere lesa dall'attività dell'ente
pubblico". Pertanto è stato ritenuto comportamento
"antigiuridico" la "condotta negligente e dilatoria
dell'ente pubblico" che sbaglia le graduatorie, non ripara subito i
danni. E causa ansia agli studenti.
Fonte: www.repubblica.it
(17 maggio 2000)
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